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Turismo nelle Marche

Le Marche sono un degradare di dolci colli e valli che dall'Appennino scendono al mare. Nelle zone interne sopravvivono borghi antichissimi, insediamenti medievali chiusi tra mura, castelli e rocche che sovrastano le colline. Il tratto tipico del paesaggio marchigiano è un susseguirsi di morbide colline che si rincorrono fino alle coste, dove spiagge di sabbia dorata e sottile si distendono fin dentro le acque del mare, in una linea continua ed uniforme interrotta solamente dal promontorio del Conero, che da un lato scende dolcemente fra le onde e dall'altro si getta scosceso e ripido fra i flutti.
Immersi in questo paesaggio antiche cittadine continuano a vivere in un continuum fra passato, presente e futuro, che conferisce loro un aspetto austero e nobile.
Uno degli aspetti più caratterizzanti della Regione Marche è la costa che si estende per ben 180 km, premiata con numerose bandiere blu europee che sanciscono l'ottima qualità delle acque di balneazione e la cura prestata per la protezione dell'ambiente marino. Il litorale marchigiano, costituito da un alternarsi di bellissime spiagge di ghiaia, di scoglio e di sabbia, risponde così a tutte le esigenze dei visitatori delle Marche.
Le Marche rispondono anche alle esigenze degli appassionati della neve. Numerose e differenziate sono le attività sportive e ricreative praticabili in un contesto ambientale straordinario e tutto da scoprire che può vantare uno dei riconoscimenti più ambiti, la definizione di "Parco dei Sibillini". Quando la stagione invernale volge al termine altre attività sportive sono praticabili in queste meravigliose montagne, una vasta gamma di sentieri per l'escursionismo a piedi o in mountain bike, alcuni tra i luoghi più famosi d'Europa per il volo libero e i torrenti montani per gli sport acquatici estremi. Le vaste offerte delle Marche per gli appassionati dello sport di montagna permettono di vivere le Marche non solo d'estate ma anche di inverno.
Arte antica o contemporanea, tecnologia e scienza, storia ed archeologia, le gallerie d'arte che si occupano della raccolta, esposizione ed a volte vendita, di opere d'arte, musica, cultura e divertimento, teatri moderni e antichi e la deliziosa cucina marchigiana…
Benvenuti quindi nelle Marche.

Riviera del Conero e Parco Regionale Naturale del Conero

Monte Conero
 
La Riviera del Conero, isola biologica o oasi naturale, è di sicuro una delle zone più affascinanti delle Marche. E' un piccolo fazzoletto d'Italia che si estende per alcuni chilometri a sud di Ancona e che abbraccia un territorio tra mare e collina. Benedetto il monte Conero, questa grande propaggine appenninica che ha permesso alla costa sottostante di rimanere intatta e incontaminata e dove si respira ancora l'aria ventosa portata dal salmastro del mare, i profumi della terra che sa di frumento, di viti e di ulivi. Gli strapiombi del monte Conero arrivano fin sulla spiaggia, impedendo, come invece è avvenuto per tante altre località del litorale, di costruire file e file di case persino sulla sabbia. L'assenza di costruzioni in prossimità dell'acqua ha infatti preservato la costa dalle continute minacce dell'inquinamento: il mare limpido costituisce il primo ma non l'unico motivo per attrarre nell’affascinante Riviera del Conero numerosi turisti che vogliono isolarsi e fuggire dallo stress della vita quotidiana. La Riviera del Conero offre diverse attrattive: ad un meraviglioso ambiente marino si sposa un altrettanto affascinante entroterra, a paesi arroccati in posizione dominante sui rilievi montuosi si affiancano paesi costieri dotati di deliziosi porticcioli. Anche le spiagge incontaminate, a tratti ghiaiose e rosate a tratti sabbiose e dorate, le numerose rocce biancastre che servono da solarium ai bagnanti, le meravigliose insenature, le grotte misteriose ed il monte Conero, il manto bruno della macchia mediterranea sempreverde, 572 metri di altezza, con i suoi strapiombi di rupi bianche, con le sue rocce calcaree, i canaloni scoscesi, i boschi millenari, contribuiscono a formare insieme al mare quell'isola biologica senza eguali, testimone di antiche civiltà e luogo sacro dedicato ad occulte divinità preistoriche. Portonovo, Sirolo, Numana sono le tre località balneari della Riviera del Conero, la cui vita è sempre stata condizionata dal monte Conero, e che al monte sono indissolubilmente legate. Il Parco Regionale Naturale del Conero è un palcoscenico di rara bellezza che comprende un tratto di costa alta, oltre ad un’ ampia fascia collinare interna, caratterizzati da scorci panoramici e da tanta storia.

Il Parco Naturale della Gola Rossa e di Frasassi

Grotte di Frasassi 

Gole rocciose rivestite da una fitta macchia mediterranea ricche d’acqua piante rare e di sentieri che conducono alle panoramiche cime del monte Murano e del Monte Revellone, all’Eremo di Grotta Fucile al Santuario di S.Vittore delle Chiuse. Le grotte di Frasassi: immaginate un’immensa sala sotterranea, foderata di stalattiti e stalagmiti, illuminata ad arte e tanto grande da poter contenere il Duomo di Milano uno dei complessi carsici più importanti d’Europa, una delle mete più frequentate delle Marche offrono oltre al percorso tradizionale la possibilità di un percorso speleologico riservato ai più intraprendenti in questa serie di grotte che si estendono per oltre tredici chilometri.

Arcevia 

Arcevia 

Arcevia è luogo ricercato di soggiorno estivo conosciuto ed apprezzato sin dal secolo XVI. Arcevia è città di storia (notissima per la sua inespugnabile rocca, la signoria dei Chiavelli, di Braccio da Montone e Francesco Sforza, ricordata come "Propugnaculum Ecclesia" ) e città d'arte (per conservare capolavori rinascimentali come il Polittico di San Medardo ed il Battesimo di Luca Signorelli, opere di Giovanni, Andrea e fra Mattia della Robbia, e tra gli altri di Simone Cantarini, G.B. Salvi il Sassoferrato, Claudio Ridolfi, Francesco di Gentile, Gherardo Cibo, Ercole Ramazzani e suoi collaboratori, Cesare Conti, il Pomarancio e F. Silva ed ancora E. Mannucci, Q. Ruggeri, Bruno d'Arcevia). Tra le chiese spicca quella di San Medardo (1634), rifatta intorno alla seconda metà del XVII secolo.
Ogni anno, durante l'ultimo fine settimana di settembre, si svolge la Festa dell'Uva, con sfilate di carri allegorici, Palio e stand enogastronomici. Vengono premiati il miglior carro, l'Associazione vincitrice del Palio e il miglior piatto povero tra quelli proposti dalle Associazioni che allestiscono gli stand enogastronomici.

Fano

 Carnevale di Fano

Fano è la cittadina, famosa per il suo carnevale, il più antico d'Italia.
Di antica origine umbra, divenne poi possedimento romano, conosciuta come Fanum Fortunae, nome che rimanda al "Tempio della Fortuna", probabilmente eretto a testimonianza della battaglia del Metauro: era l'anno 207 a.C. e le legioni romane sbaragliarono l'esercito del generale cartaginese Asdrubale, uccidendone il condottiero che, dopo aver varcato le Alpi con gli elefanti da guerra, intendeva ricongiungersi al fratello Annibale.
Fanum Fortunae era sicuramente, in epoca romana, un importante centro sacro, infatti la città mostra nel suo nome (Fanum) un chiaro riferimento ad un'area sacra o tempio dedicato al culto della dea Fortuna. Sin dal 80-70 a.C. è da considerarsi certa la presenza romana in Fano. Il culmine della presenza romana si ha nel periodo imperiale augusteo ed infatti risalgono a quell'epoca un gran numero di monumenti. L'arco d'Augusto, da sempre simbolo della città di Fano, fu in epoca romana la principale porta d'accesso alla Colonia Julia Fanestris, dedotta dall'imperatore Augusto Fanum Fortunae (tempio dedicato alla Dea Fortuna). Volute dall'imperatore Augusto nel grandioso progetto di monumentalizzazione della città e completate nel 9 d.C., le mura si conservano ancora oggi per circa i due terzi del circuito originario. La cinta si dirige a nord-ovest dalla porta di Augusto fino a raggiungere la quattrocentesca Rocca Malatestiana. La cortina muraria e realizzata in conci di pietra arenaria disposti a filari orizzontali (opus vittatum) con un riempimento interno di malta e scaglie di lavorazione ed e intervallata a spazi regolari da otto torri cilindriche, in origine dodici. Circa a metà delle mura romane si apre una porta minore di accesso alla città detta porta della Mandria dato che nel passato vi pascolavano le greggi. Aveva la funzione di consentire alla Flaminia di uscire dalla città per dirigersi a nord e raggiungere Pisaurum.

Serra de’ Conti

Serra de' Conti
 
L’origine del nome Serra de’ Conti non è chiaro ma indubbiamente prende spunto dall’avvicendarsi di varie famiglie di conti nel governo di questo comune. Serra de' Conti è uno dei tanti centri di media grandezza che popolano la regione marchigiana.
Grazie al suo discreto stato di conservazione, si propone tuttora come esempio abbastanza significativo di impianto urbano di origine duecentesca riadattato e trasformato in età tardo medievale e moderna sotto la spinta dei mutamenti economici e sociali. In molti casi l'immagine di città murata è purtroppo andata perduta a seguito delle pesanti demolizioni succedutesi dall'inizio dell'Ottocento per facilitare più comodi accessi, espansioni extra muros di servizi e residenze. A Serra de' Conti il perimetro murato della città storica è invece per buona parte ancora integro, formalmente e strutturalmente riconoscibile nella tipica forma a fuso allungato.

Urbino

Urbino 
 
Urbino è la città romana di Urvinum Metaurense che divenne un centro importante durante le Guerre gotiche nel VI secolo. Dal 1998 il suo centro storico è patrimonio dell'umanità UNESCO.
Molto conosciuto e visitato ad Urbino è il Palazzo Ducale, uno dei più interessanti esempi architettonici ed artistici dell'intero Rinascimento italiano. Il palazzo è sede della Galleria nazionale delle Marche, ed è caratteristico per i torricini che ne delimitano la parte posteriore.
La Casa di Raffaello si trova nell'omonima via, al civico 57. Qui si può ammirare un suo affresco giovanile, oltre che gli ambienti e gli arredi della casa dove visse il celebre pittore.
Il Duomo di urbino, di stile neoclassico (architetto Giuseppe Valadier), contiene alcune tele di Federico Barocci. Grotte del Duomo, si trovano sotto alla Basilica Cattedrale, risalgono al XVI secolo, composte da quattro cappelle, un tempo sede della Confraternità della Grotta; da segnalarsi la mirabile "Pietà" opera di Giovanni Bandini detto dell'Opera.
Di particolare interesse sono il monastero di Santa Chiara, che ha visto l'intervento del celebre architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Le facoltà di Scienze della Formazione (Magistero) e soprattutto di Economia (palazzo Battiferri) sono esempi di interventi architettonici moderni equilibrati in un tessuto urbano antico, senza creare anacronismi o falsi storici, mentre i Collegi Universitari, situati sul colle dei Cappuccini, sono a livello mondiale considerati capolavori dell'architettura degli anni settanta, per la densità di significati che contengono (architetto Giancarlo De Carlo). Ad Urbino vi è anche il collegio dove Giovanni Pascoli ha studiato fino all'età di 12 anni; il Collegio intitolato a Raffaello era retto da Padri Scolopi e aveva la sua sede in Piazza della Repubblica nel palazzo dove ora sono dislocati alcuni uffici della Prefettura. Il Mausoleo dei Duchi, poco fuori della cinta muraria cittadina, realizzato da Donato Bramante nella seconda metà del XV secolo per volere del duca Federico II, ospita le tombe di Federico II e Guidobaldo I Montefeltro duchi d'Urbino. In origine vi era conservata, sull'altare maggiore, la celebre pala d'altare di Piero della Francesca, raffigurante la Madonna, Federico II e alcuni santi, ora alla Pinacoteca di Milano.

Serra San Quirico

Serra San Quirico 

Serra San Quirico è un comune della provincia di Ancona. I primi insediamenti del paese risalgono al tempo degli Etruschi. Successivamente i Romani per far in modo di controllare il passaggio della Gola della Rossa fondarono un insediamento che si sviluppò in un villaggio.
Fu distrutta dalla invasioni barbariche e nel 950 San Romualdo contribuì al rinascita del paese facendo costruire la chiesa di San Quirico. Grazie all'intervento dello Stato Pontificio nel XII secolo divenne una cittadella con le sue fortificazioni per la tutela della zona circostante. Fino al XVII secolo fu libero comune ed ebbe un proprio statuto. Successivamente con la riforma dello Stato Pontificio perse ogni suo potere e diritto politico. Serra San Quirico possiede un centro storico ben conservato dall'impianto medievale; una vera particolarità sono le copertelle, passaggi coperti che corrono lungo le mura del paese, la torre principale di difesa detta il Cassero, la chiesa barocca di Santa Lucia con caratteristico campanile terminante a bulbo, dove sono custodite le tele di Pasqualino Rossi raffiguranti Le storie di Santa Lucia, suo capolavoro nelle Marche e realizzate negli ultimi decenni del XVII secolo. A pochi chilometri è situata l'Abbazia di Sant'Elena, un esempio di Romanico marchigiano.

Morro d’Alba

Morro d’Alba

A 10 km dal mare Adriatico, sulla linea di colline tra Senigallia e Jesi, Morro d'Alba domina la campagna circostante. Morro d'Alba ha origini lontanissime. La sua esistenza storica è accertata intorno all'anno Mille, quando compare come "Curtis" in un atto imperiale di Federico I. Ma le sue campagne, le zone dell'attuale territorio comunale, risultavano già abitate in epoca romana. Ad attestarlo è un medaglione aureo che riporta la scritta ricostruita "Theodoricus pius princeps invictus semper", rinvenuto in una tomba a Sant'Amico, nelle vicinanze del paese e oggi conservato presso il Museo delle Terme di Roma. Il toponimo sembra ricordare la "mora" o cippo di confine sull'"alba" o colle, che segnava la separazione tra i comitato medievali di Jesi e diSenigallia.
Morro d'Alba conserva oggi numerose testimonianze del suo passato: la cinta muraria e il camminamento interno "La Scarpa", i sotterranei, il Palazzo comunale, la chiesa di San Gaudenzio e quella della Santissima Annunziata.
Il più famoso prodotto di questo paese sulle colline marchigiane è la Lacrima di Morro d'Alba, vino di una certa importanza nella regione e in Italia. Deve il suo nome alla particolare goccia (chiamata appunto lacrima) che fuoriesce dal grappolo d’uva quando essa giunge a maturazione.

 Castelplanio

Castelplanio 

Castelplanio sorge sulla riva sinistra del fiume Esino, sulla parte meno elevata di una collina estesa da nord-est a sud-ovest. Nonostante la Vallesina sia stata abitata sin dal periodo paleolitico, come dimostrano gli scavi a Jesi e a Serra San Quirico, nel territorio dell'attuale comune di Castelplanio i ritrovamenti più antichi sono vasellami di origine romana, a Macine, e resti di un insediamento sempre romano a Borgo Loreto. Più a monte, lungo la strada Carrozze Vaccili (vicino la Fonte del Saletto) sono rinvenuti dei mosaici e resti di una Villa romana. Ma il ritrovamento sicuramente più importante è quello di una epigrafe romana, firmata da un ricco possidente della città di Ostra antica, Quinto Precio Proculo, ora collocata nel palazzo comunale di Castelplanio.
La storia dell'abitato di Castelplanio, così come l'origine del suo nome, secondo la leggenda (suffragata da alcuni studiosi) si lega a quella della città romana di Planina, nel territorio dell'attuale comune di Castelbellino.
Qui potete ammirare l’abbazia di San Benedetto de' Frondigliosi, fondata prima del 1200. Della costruzione originale rimangono una parte del chiostro e la loggia in stile romanico. Il resto è frutto di restauri ed espansioni successive, in particolare tra i secoli XV e XVIII ad opera di Tommaso Ghislieri, vescovo di Jesi dal 1464 al 1505, e di Camillo Borghese, vescovo di Jesi dal 1597 al 1599, divenuto poi Papa Paolo V. All'interno, tele ed affreschi del Cinquecento.
Sagra della crescia sul panàro a castelplanio, a cadenza annuale ogni luglio/agosto è una delle sagre più longeve della Vallesina, è un appuntamento per degustare la crescia di polenta cotta sul panàro (disco di metallo arroventato sulle braci), tipico piatto contadino della tradizione. Per l'occasione vengono aperte le cantine di degustazione del vino Verdicchio, e vengono allestiti stand d'artigianato locale.

Corinaldo

Corinaldo 

Corinaldo è un comune della provincia di Ancona, situato nell'entroterra di Senigallia.
È terra vinicola (noto il suo Verdicchio). Ha una ben mantenuta cinta muraria risalente al XIV secolo. Qui è nata santa Maria Goretti. Le mura di Corinaldo sono riconosciute come le più intatte, imponenti, fortificate e lunghe (912 m ininterrotti) della regione Marche e tra le meglio conservate di tutto il centro Italia. Di per sé costituiscono già un monumento della città di Corinaldo e una delle bellezze storico-architettoniche più visitate delle Marche. Palazzo Comunale, ricostruito nella seconda metà del XVIII secolo al posto del primitivo edificio rinascimentale, opera dell'architetto F. M. Ciaraffoni di Fano, con grandioso porticato e torre. Chiesa già di Sant'Agostino (attuale Santuario di Santa Maria Goretti) ed ex convento, complesso del XVII-XVIII secolo dominante il nucleo cittadino; l'alto campanile ha la cuspide ispirata al campanile della chiesa del SS. Sacramento di Ancona, a loro volta mutuate dalla borrominiana lanterna di Sant'Ivo alla Sapienza di Roma.
La "Contesa del pozzo della polenta" è la più antica rievocazione storica della Provincia di Ancona, rievoca la vittoria riportata dai corinaldesi nel 1517 contro l'esercito dello spodestato Duca di Urbino Francesco Maria I della Rovere che, per venti giorni, aveva assediato senza successo la fortificazione di Corinaldo. Nella suggestiva ed incantevole cornice del medievale centro storico della cittadina corinaldese perfettamente conservato (Corinaldo ha le mura di difesa meglio conservate delle Marche), tra antichi palazzi, vie e piazze, centinaia di figuranti (con costumi d'epoca realizzati dalle abili sartorie locali), dame e giocolieri, fattucchiere e armigeri, combattenti e saltimbanchi, giocolieri e artigiani, sbandieratori, tamburini, chiarine, arcieri e danzatrici fanno da supporto alla rappresentazione che culmina nella consegna dell'ambito "Palio" assegnato al Rione vincitore delle diverse gare quali: il gioco della campana, il palio degli arcieri, la giostra dei cavalieri e altre gare rionali.

Poggio San Marcello

Poggio San Marcello 

Poggio San Marcello si erge a 387 metri di altitudine, racchiuso nelle mura castellane da cui si aprono spiragli verso suggestive vedute panoramiche. Se reperti archeologici testimoniano la presenza dell'uomo nel territorio di Poggio San Marcello sin da tempi antichissimi, le origini del Castello si devono far risalire al XIII secolo. Le cronache riferiscono che doveva essere di quel periodo una "villa" sopra il colle, dove esercitava la sua giurisdizione feudale il vescovo di Jesi. Nel 1261 è citato come Castello di Poggio San Marcello: una realtà urbana già consolidata e fortificata. Entra nell'orbita del comune di Jesi dal 1301. La sua soggezione alla potente città della valle è documentata da un importante documento del 1530. Si tratta della più antica pergamena che attesta la presentazione del tradizionale pallio da parte del Castello alla città dominante, in occasione della festa di San Floriano, protettore di Jesi. Nei secoli centrali dell'età moderna, Poggio San Marcello segue le sorti di Jesi, di cui riconosce il dominio diretto anche se la città concede una certa autonomia alle varie comunità del suo Contado, che si concretizza in vere e proprie magistrature cittadine. Di queste, anche a Poggio San Marcello vi è testimonianza nei locali archivi storici. Giunti sul poggio dove si erge il piccolo centro, si entra nel borgo murato attraverso Porta San Nicolò, risalente al 1503, che è sovrastata dallo stemma jesino con il leone rampante. Il castello è impostato su tre vie parallele tagliate da una serie di vicoli trasversali: da percorrere per una passeggiata caratteristica e suggestiva. Il patrimonio artistico di Poggio San Marcello è costituito anche da diverse chiese che custodiscono opere notevoli. Fra gli edifici storici va segnalato il Palazzo comunale, del 1772, che presenta un soffitto finemente decorato e ospita il teatro comunale.

Castelleone di Suasa

Castelleone di Suasa 

 Castelleone di Suasa sorge su di un colle alla destra del fiume Cesano. L'antico toponimo medievale "Conocla" (cioè conucula, conocchia, ad indicare una forma conica) ci rivela l'aspetto precedente all'urbanizzazione del colle su cui poggia il paese. Suasa fu fondata dai romani dopo la battaglia di Sentino agli inizi del III secolo a.C. su un terrazzamento alla destra del fiume Cesano, lungo la diramazione della via Flaminia arcaica che passando per Sentinum (Sassoferrato) conduceva a Sena Gallica, (Senigallia).

Dal 1987 il dipartimento di archeologia dell'Università di Bologna, in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici delle Marche, ha avviato un programma di scavi che ha permesso di rinvenire l'antica strada basolata, il foro commerciale, due aree sepolcrali, l'anfiteatro e soprattutto la Domus dei Coiedii ricca abitazione patrizia. La domus dei Coiedii, musealizzata all'aperto, di grande interesse per la vastità e la complessità architettonica, è al momento la principale attrazione del parco. La domus fu abitata a lungo, raggiungendo il massimo splendore nel II secolo d.C. Splendidi i mosaici rinvenuti al suo interno, che costituiscono il complesso unitario più importante delle Marche. Si possono ammirare scene mitologiche, floreali e geometriche, ma soprattutto un magnifico pavimento marmoreo realizzato con oltre sedici tipi diversi di pietra. Una copertura d'avanguardia e passerelle sopraelevate consentono il percorso di visita.
Adagiato ai piedi della collina si trova il poderoso anfiteatro. Durante la stagione estiva vi si svolgono suggestivi spettacoli teatrali.

Fabriano

Fabriano 

Alcuni affermano che il vocabolo "Fabriano" trae origine da "Faberius", proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa. Faberius divenne nel medioevo "Fabriano", anche perché era molto sviluppata in città l'attività dei fabbri. Anche lo stemma cittadino, infatti, sin dal XIII secolo, ha come emblema un fabbro che batte il ferro su di un'incudine. Ma fu anche una città sommersa vicino al monte Fabriano.
Nel centro storico è da vedere il Palazzo del Podestà è uno splendido edificio pubblico ed ha una sua peculiarità tipologica "a ponte", in ricordo della colmata dell'antico fiume cittadino, che scorreva sotto di esso, e dell'unificazione dei quattro quartieri cittadini. Eretto nel 1255, interamente in pietra bianca di Vallemontagnana, modificato più volte, è costituito di tre corpi di fabbrica dei quali, quello centrale, presenta il caratteristico voltone ogivale di sottopasso della strada e le eleganti trifore. Al di sotto dell'arcone restano interessanti affreschi (XIII-XIV secolo) che rappresentano scene di guerrieri in battaglia e una enigmatica ruota della fortuna mossa da una figura femminile. La fontana Sturinalto fu commissionata a Jacopo di Grondolo nel 1285, l'architetto che aveva progettato la fontana maggiore di Perugia. Non a caso la fontana fabrianese, cosiddetta "Sturinalto", è una copia di minori dimensioni ma di grande eleganza, della straordinaria fontana umbra decorata da Nicola e Giovanni Pisano. Palazzo del Comune (1350 ca., ricostruito nel 1690) Antica dimora dei Chiavelli, signori della città fino al 1435, conserva l'androne voltato a crociera nel XIV secolo e, nel cortile, il lapidarium con epigrafi e cippi provenienti dai municipi romani di Attidium (Attiggio), Tuficum (Borgo Tufico) e Sentinum (Sassoferrato).
Il Museo della Carta e della Filigrana ha la sua sede all'interno di uno dei più bei complessi monumentali della città di Fabriano, l'antico convento di San Domenico. Qui è stata ricostruita fedelmente una cartiera medievale dove mastri cartai illustrano le antiche tecniche di produzione della preziosa carta filigranata a mano. Un viaggio affascinante nel mondo della carta, nella Città che ne è stata e resta la sua capitale (olim cartam undique fudit). All'interno del Museo si può partecipare ad attività didattiche, anche residenziali, relative alla lavorazione di carte a mano filigranate. La visita al Museo della Carta e della Filigrana, della durata di 1 ora circa, include una dimostrazione dal vivo della produzione della carta a mano, la visione di forme e filigrane antiche, e un audiovisivo sulla storia della carta a Fabriano.

 

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